La cura

“Ho trovato la cura.”

“Per cosa?”

“Per il linguaggio.”

“…”

“Posso finalmente liberare l’uomo dal linguaggio.”

“Non sto capendo.”

“Ed è normale. Il linguaggio è una parte ormai così imprescindibile dell’Homo Sapiens, così tanto radicata in noi, che lo diamo per scontato. È l’elemento distintivo della nostra specie, quello che ci identifica separandoci dal resto del regno animale.  L’uomo è, in assoluto, un essere verbale.”

“Va bene, ma non capisco dove sia il problema.”

“Se ci pensi bene, l’intera storia dell’umanità può essere letta come un percorso nel quale l’uomo ha imparato a padroneggiare sempre meglio il mezzo linguistico, diventando sempre più esperto nel suo utilizzo, nell’accumulo di parole e concetti in varie forme, prima come tradizione orali, poi con la parola scritta su tavole, poi su papiri e libri e infine, fino a perdere definitivamente il controllo con l’avvento del mondo virtuale. Questo non è altro che un oceano di linguaggio, dove le parole e i dati si moltiplicano, vengono copiati, trasmessi, modificati, rigenerati, salvati e distorti.”

“Cero, è chiaro, ma…”

“Ad un certo punto del percorso evolutivo dell’uomo è successo qualcosa che ha permesso alle sue facoltà intellettuali di produrre il linguaggio e da quel momento non si è più fermato, non abbiamo più potuto farne a meno. Se guardi bene, i nostri comportamenti, i lavori che svolgiamo, il nostro tessuto sociale, tutto è volto al solo scopo di produrre linguaggio, creare parole, frasi, testi, canzoni e dati di ogni tipo in maniera compulsiva. Crediamo di essere liberi, ma siamo prigionieri in una gabbia sintattica e come zombie mangiamo, dormiamo e viviamo a questo unico solo scopo.”

“Fermo. Fermati un attimo. Cosa stai dicendo?”

“Il linguaggio è un virus! È un parassita! È una forma di vita che ci ha colonizzato e che ci controlla! Esatto, sì, una forma di vita, ma una forma di vita non su base biologica. Pensaci, pensaci bene. Io e te dobbiamo la nostra esistenza alle basi azotate che combinandosi tra loro costituiscono i geni che a loro volta si uniscono in cluster e poi in cromosomi. Da qui si ottengono le informazioni per produrre le proteine di cui sono fatti i nostri corpi che riproducendosi trasmettono alle generazione future i loro geni. Questa è la base della vita: informazione che si trasmette. Allo stesso modo il linguaggio è informazione che si trasmette nella sua forma più pura: le lettere si uniscono a formare parole e poi frasi e testi e infine concetti che si riproducono e si trasmettono in continuazione ogni volta che un individuo parla, scrive o comunica con un altro individuo. E anche qui funziona il meccanismo di selezione naturale, alcuni concetti o frasi permangono, anche per millenni, altri spariscono per sempre dopo pochi istanti. Alcuni concetti si aggregano in ‘cromosomi’ perché solo insieme ad altri concetti possono sopravvivere ed essere trasmessi. Pensa… pensa alla castità. Funziona benissimo e si ritrova solo dentro il cromosoma ‘Tradizione’ o meglio al cromosoma ‘Religione’, nei quali è presente anche il concetto di fede, di Dio, di fedeltà e quello che vuoi, mentre da solo è destinato a sparire. Il linguaggio è una forma di vita!”

“Va bene va bene, è un forma di vita. Ora calmati però. Mettiamo che tu abbia ragione. Non mi sembra una cosa così negativa. In fondo, grazie al linguaggio siamo arrivati dove siamo ora, all’apice della catena alimentare. Più che un parassita, sarà un simbionte. Cosa stai cercando?”

“Aspetta, aspetta. Ecco… Guarda qui, cosa vedi?”

“Un macaco.”

“Cosa sta facendo il macaco?”

“Mangia un mango.”

“E come ti sembra?”

“Affamato?”

“Guardalo meglio. Noti il lui preoccupazione, ansia, angoscia? Lo vedi che pensa di doversi alzare alle sei di mattina per portare sua figlia a scuola dove sarà addestrata a usare il linguaggio al meglio delle sue capacità? O in pensiero per il contratto della nuova casa da firmare? Guardalo meglio. Come ti sembra?”

“Ho capito, è più sereno di noi. Ho capito. Ma anche ipotizzando che il linguaggio ci porti ad vivere delle vite più concitate del macaco, io, come penso tutti gli altri esseri umani, non vorrei comunque rinunciarci, abbandonare la mia umanità. Lo hai detto tu, il linguaggio è quello che ci caratterizza come specie, quello che ci dà l’identità di essere umani. Senza il ling…”

“Ecco, è qui che sbagli! So che ho detto anche io che il linguaggio fa parte della nostra identità di esseri umani, ma così non è, il linguaggio è altro da noi, un’altra cosa, un alieno che ha preso il controllo e che ci tratta da schiavi. Ma non per molto, non per molto. Ora ne ho trovato la cura, lo posso eliminare.”

“Ma come? E poi come faremo a comunicare? Come faremo a…”

“La comunicazione è molto più che il solo linguaggio verbale, è intonazione dei suoni, movimento, espressioni facciali, odori, ormoni. Roba che ormai non siamo più attenti ad osservare, fagocitati dalla parola. Potremmo tornare veramente umani. Sereni, centrati come questo macaco, liberi da questa follia che ci obbliga a produrre sempre di più, accumulare sempre di più, consumare sempre di più. Perché tutto, tutto, si riduce al linguaggio. Anche l’industria non è altro che un espediente per accumulare registri, note, piani, progetti, dati in un computer, fare riunioni, telefonate, incontri. Togli il linguaggio e in una nuvola tutto sparirà. L’essere umano è più che la sua parola. È emozione, pelle, sguardi, profumi, azioni, respiro.”

“Vuoi fermarti un istante? Capisci cosa stai dicendo? Un’umanità senza la possibilità di comunicare, di parlare e di scrivere. E come pensi di fare? Con questo coso? Due antenne e un ripetitore? Ma soprattutto perché dovresti farlo? Stai parlando di distruggere l’intero sistema socio-economico mondiale. Di resettare la storia dell’umanità! Significa dare inizio a un’apocalisse! Non puoi, non posso… No-n no-no-n poooo-s  s… Cosa? C-o-o-o-ssssa sta s-sssu-cc-cc-e-dddd-endo? C-c-c-c…”

Seguì un lungo silenzio nel quale sembrò che l’aria si fermasse intorno a loro. Il dottore rimase un attimo immobile e poco dopo, con un sorriso, si strinse nelle spalle con un’espressione che significava inequivocabilmente: “Troppo tardi, l’ho già fatto”; concetto che però, ormai, nessuno sarebbe più stato in grado di esprimere o comprendere a parole.

L’umanità era stata curata.

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