Io c’ero quando ancora si moriva. Me lo ricordo. Mi ricordo i miei genitori invecchiati, spegnersi per malattie il cui nome è ormai sparito dai libri di testo, in quel processo che ora viene considerato immorale e osceno. Cambiare. Invecchiare. Morire.
Forse è per questo che mi ha preso una strana nostalgia. Una nostalgia di un corpo che non sono diventato, di un processo che ho interrotto, e di un tempo che doveva essere più prezioso.
È una sensazione che mi porto dietro da alcune settimane, da quando ho rivisto Oscar, mio nipote, figlio del tris-nipote di mio figlio. Poco fa era ancora un infante, e ora è già un piccolo adulto. Pare che il tempo scorra veloce, troppo veloce, mentre io sono immobile nel mio corpo che non cambia e non mi accorgo dei giorni che passano, pallidi di amnesia e oblio.
In un’espressione che ha fatto, Oscar mi ha ricordato mio nonno. L’ho conosciuto poco il nonno, ed già era lento nei movimenti e malato di fegato quando io ero ragazzo, ma ho ancora in mente i suoi occhi azzurri, cangianti, dietro le palpebre cadute, sormontate da sopracciglia folte e bianchissime. Oscar ha gli stessi occhi, non ancora segnati dal tempo – non lo saranno mai -, ma con la stessa sfumatura di azzurro che sfuma al verde, lo stesso taglio e lo stesso modo veloce di muoversi. Viene da chiedersi come abbiano fatto i geni responsabili di quegli occhi a percorrere indisturbati i corpi di nove generazioni di uomini, fino a plasmare lo sguardo di Oscar. E pensando a lui, pensando al nonno, pensando alle generazioni, mi è venuto da pensare a me. A come, tra poco, Oscar avrà la mia età espressa e lì si fermerà, come mi sono fermato io, e nessuno di noi avrà gli occhi davvero come il nonno, perché le sue e le mie palpebre non scenderanno, le sopracciglia non sbiancheranno. E mio figlio e mio nipote, e suo figlio e suo nipote, non potranno rivedere nei loro discendenti i miei occhi e i suoi occhi, ricordandoli con la nostalgia del tempo che passa. Invecchiare era forse il modo che aveva il tempo per ricordarci che abbiamo vissuto, e che veniamo da altri che hanno vissuto prima di noi.