I bassi mi pettinano lo stomaco, aiutandomi a digerire il polpettone della cena, mentre le onde sonore mi sconvolgono il midollo, facendo incazzare i linfociti, già infastiditi dal pesante flugge che inalo a pieni polmoni. Se qualcuno qui dentro ha la tubercolosi, sono fregato.
Cerco di allontanarmi dalle casse per calmare il mio sistema immunitario.
Braccia verticali formano coreografie disordinate ed è difficile percepire la presenza di veri essere umani dietro quelle facce in chiaroscuro. Sembrano più che altro tipi particolari di invertebrati cerulei e mezzi sciolti. Rinunciando alla propria umanità, alcuni ci guadagnano qualcosa. Un tizio nudo e unto che si agita all’interno di una gabbia, simulando un amplesso dentro fuseaux leopardati, ci ha guadagnato, ad esempio, una testa di panda; altri si accontentano invece di più moderati occhiali a specchio. Distratto dai movimenti convulsi del panda non mi accorgo dello scheletro che mi si mette davanti. La pelle del collo gli ricade mollemente sulla colonna cervicale e si tende sul cranio peloso. Occhi a palla e lingua in vista che si avvicina pericolosamente alle mie cornee. Sgattaiolo via, ma i miei sforzi sono resi vani dallo scontro con un tizio che sembra imparentato con un grosso erbivoro; questo mi fa volare con la faccia in mezzo a due formichieri che si esplorano gli esofagi con le lunghe lingue. Nel mentre, il panda continua a esprimere il suo affetto per una sbarra della gabbia, con i pantaloni leopardati che si tendono e arricciano sul metallo bagnato finché, ed ecco che arriviamo al dunque, un flessibile usato fino a pochi istanti prima da due cubiste per masturbarsi sopra a erotiche mutande di metallo, lo apre come un würstel.
Il panda si schiude in una fontana di interiora. Non emette alcun suono, o forse, se lo fa, questo viene semplicemente attutito dall’imbottitura della testa di peluche. Ciò che non viene attutito è invece il boato di urla che esplode intorno a me, e la folla, ripresasi in un sol colpo dall’oblio in cui sguazzava, inizia a scappare dalla furia dei flessibili volanti.