Sono stato svegliato da un rumore

Sono stato svegliato da un rumore. La mia coscienza, galleggiando sul pelo di un sonno profondo, riemerse d’un tratto, registrando quel disturbo nella quiete della notte. 

Nel bacino di rumori e suoni accumulati nel corso di sessant’anni di vita non riuscii però a identificare questa specifica ripetizione di rapidi ta-ta-ta-ta-tatta-ta-ta soffocati, distanti, ripetuti. All’inizio, diedi per scontato fosse il radiatore, vecchio collega di insonnia, capace di tenermi compagnia per lunghe ore con intricati monologhi creati da un vocabolario di irregolari vortici metallici e continui sfiati sottili – piccola locomotiva singhiozzante che percorre insieme a me le rotaie dei miei sogni interrotti. Questo rumore era però diverso, ed era composto da una costanza che il radiatore non conosceva. Sapevo, inoltre, che non poteva essere il compressore sgocciolante del frigorifero; quello sì che mi spaventò la prima volta che lo sentii esplodere in quel suo scrosciante rumore bizzarro. Saltai sul letto convinto che il secondo diluvio universale si stesse riversando nel mio monolocale direttamente dalle cataratte dell’universo. Quella volta tuttavia, per quanto anomalo fosse il suono, riuscii ad identificare l’origine del disturbo in pochi secondi, tornando al mio avvolgente riposo, scomposto nel vestiario dell’intimità, e comodo nella soddisfazione divertita di chi accantona la ridicola idea di una catastrofe immaginata. 

Ta-ta-ta-ta-tatta-ta-ta. 

Il ritmo di ogni pacchetto di unità era quello del mio respiro. Ricalcava l’aria che entrava, ta-ta-ta-ta-tatta-ta-ta, la pausa, l’espirazione, ta-ta-ta-ta-tatta-ta-ta. Ma non veniva da me. Steso sull’aria del materasso avevo interrotto quel sincronismo angosciante, per testare l’autonomia del rintocco attutito di quel rumore, e liberato dalla coincidenza fortuita, il suono aveva continuato immutato nel suo percorso attraverso il buio. 

Il rumore ricordava la plastica di un materasso ad aria che sfrega contro una superficie di metallo della struttura del letto. Ma no. Era più come l’incedere dell’ago di una vecchia cucitrice a pedali. O come il grattare del bidone di plastica trascinato sull’asfalto seghettato. O la vibrazione degli pneumatici sulla segnaletica autostradale. Però più lento, più costante. Veniva dal muro, o dall’esterno, ma di certo non da dentro. Anche accostando però l’orecchio alla sottile membrana che separava il mio appartamento dal quello del vicino, il rumore non cambiava, non cresceva, non si delineava, non si faceva identificare. 

Tracciare i contorni dell’unica stanza a palmi d’orecchio non portò ulteriori elementi nella ricerca della sorgente, se non il poter dire che il rumore rimaneva immutato, definendosi come suono globale, onnipresente in ogni spanna d’aria, sempre identico a se stesso e pervasivo. Non avevo conosciuto mai altri suoni in grado di riempire lo spazio con tale perfezione e senza preferenza di luogo. La costanza del ritmo poi, con l’ostinazione delle pause e la sua durata che si estendeva fino al ciglio del burrone e poi un po’ più in là, lo escludeva dal reame dei suoni di origine naturale. Non un animale, né un uomo sarebbe stato in grado di mantenere questa precisa costanza. Ma che macchina? Che congegno si aziona di notte, muovendosi quando i tecnici dormono, producendo quando i produttori non sorvegliano? Questa realizzazione, unita all’atmosfera del momento, portò quel sottile suono ad accogliere su di sé lo spirito vitreo della notte, spirito che da sempre induce l’uomo a guardare oltre il velo della realtà, dove scorgere la consistenza effimera del mondo dei sogni e della magia. 

Fatto questo, come il messaggero che si ritira, una volta terminato il suo compito e come se il suono avesse avuto come unico scopo proprio quello di portarmi sull’orlo di quel pensiero magico, il rumore si interruppe, abbandonandomi nel vuoto della mia stanza, in uno spazio pervaso dalla presenza aleatoria di esseri ultraterreni, in un silenzio inciso solo dal regolare battito del mio cuore. 

Tata-tatan…Tata-tatan…Tata-tatan…

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