Che se ci pensi poi alle supernovae ti vien da dire: “E chemme frega a me”. Ma in fondo in fondo dovrebbe interessati, perché in quell’esplosione là, lontanissima, si è formato qualcosa che adesso ti appartiene. E non tutto quello che ti appartiene è poi racchiuso dentro la tua pelle, ma è anche un po’ in giro per il mondo. Quando ti capita quindi di incontrarne un pezzo, rimani lì, calamitato e un po’ sulle spine, e non capisci bene il perché.
Come quella ragazza, seduta di fronte a te in treno, che ha iniziato a parlarti all’altezza di Piacenza e non pare voler smettere; e quando sorride ti si scalda un po’ la pancia e la sua voce scioglie vecchie contratture. Ad ascoltarla sembra che non abbiate proprio niente in comune: lei parla della sua pagina social che tratta di segni zodiacali e di come ultimamente chi è del leone o del sagittario non se la passa poi troppo bene; ma comunque lo senti che c’ha qualcosa che avevi perso e che ora hai ritrovato. Anche se parla di cose che a te non interessano, rimani rapito, perché sei attratto dal pezzo di te che è mescolato con i pezzi di lei. Una volta che l’hai scoperta questa parte tua, che ti appartiene ma che sta tra la pelle sua, non vorresti più lasciarla. Quanto poi te ne devi allontanare, lei ti torna in mente. Lei che ora se ne sta in giro, che vaga, che si muove e ti è lontana, con gli atomi tuoi addosso. Ti viene da sperare di poterla avvicinare di nuovo, per fare in modo che ti stia a fianco ancora per un po’; e il motivo è proprio quello: che siete stati cucinati insieme, nella stessa supernova.