Mentre Alberto prendeva il sole in giardino, accarezzando distrattamente l’erba che gli solleticava i polpastrelli, gli si posò sulla testa un coleottero reale, anche detto Lucanus Cervus: un insetto abbastanza raccapricciante, ma non per questo privo di una certa maestosità. Le corna – che sono in realtà grosse mandibole, che il cervello umano preferisce classificare altrimenti, per risparmiarsi l’orrore di pensarle parte di una bocca – si posizionarono esattamente nel punto in cui l’attaccatura dei capelli lasciava spazio alla cute della fronte. L’insetto non era di certo piccolo, ma Alberto, invece di scacciarlo inorridito, si alzò per recarsi davanti a uno specchio ed esaminare la scena. Quello che vide lo colpì positivamente: il corpo del grosso coleottero, che per un caso fortuito era dello stesso colore dei suoi capelli, gli copriva esattamente un’area di iniziale calvizie, dando un aspetto più omogeneo alla sua capigliatura. Decise quindi di lasciare l’insetto al suo posto, appuntando alla cute con un paio di spilli e un po’ di colla, per recarsi poi in bagno a buttare nel pattume tutti quegli inutili prodotti per la ricrescita dei capelli che usava ormai da anni con scarsissimo successo.