Un sassofono poco distante

Dalle narici gli usciva un fumo denso, come se avesse evocato un diavolo o un genio orientale e poi lo avesse rinchiuso dentro al suo petto, dove ora lo teneva recluso, non con malizia, ma per proteggerlo e portarlo con sé. L’uomo e il suo genio passavano insieme la sera, languidi, senza bisogno di nessuno al mondo oltre loro.
Bevevano seduti al bancone del bar, un’asse di legno opaca per infiniti bicchieri strisciati, dolce di zucchero e ingrassata dalle mani di altri passati da lì. Il fumo che usciva dal centro dell’uomo invadeva il bancone, e si increspava per le onde prodotte da un sassofono poco distante. Aveva gli occhi socchiusi e il corpo massiccio era fermo, come appoggiato su un baricentro perfetto, e pareva che nulla avrebbe potuto spostarlo. Il mondo poteva esplodergli attorno, e lui sarebbe rimasto lì a bere il suo drink e a contenere il demone assonnato. Ci parlava forse col demone, ma il dialogo non era per me; anche quello era racchiuso all’interno dei confini dell’uomo; si sentiva che c’era, ma nessuno avrebbe mai potuto origliarne le sillabe. Si parlavano da amici, ne sono sicura, con frasi lente e lunghi silenzi. Esitai, inibita, come per non disturbare, inebriata forse anch’io dall’atmosfera che assopiva i sensi, capace di guidare anche me in un posto profondo. Persi quindi il momento di portarmelo via senza fare rumore, perché all’improvviso l’uomo si alzò e inaspettatamente si mise a ballare. Come era stato fisso, perfetto nella staticità, si alzò e mise a ondeggiare, vestendosi di quella musica calda, perfettamente a tempo, perfettamente sincrono con le vibrazioni dell’aria pesante. Ballava col suo genio e solo per lui, con gli occhi serrati e le labbra socchiuse dalle quali si diffondeva costante l’esalazione di fumo. Non potei più aspettare, e quando crollò si creò quindi molto scompiglio; ma forse è meglio così, forse il suo demone gli aveva indicato che stavo per prenderlo, e insieme avevano deciso che era meglio morire ballando.

In copertina: “Jazz Club” – John Onyeka

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