Zuppa

Ci fu un tizio che qualche anno fa inventò la classica macchina del tempo. Questa, ovviamente, permetteva di teletrasportarsi indietro nella storia, in qualsiasi epoca e luogo, a proprio piacimento. La dinamica del concetto fisico, con le distorsioni del flusso spazio-temporale eccetera eccetera non sono chiare, perché il tutto è mal documentato e, soprattutto, l’avventura ebbe vita molto breve. Inoltre, l’inventore, di nome Giuseppe Antonini, odiava il genere umano nel suo complesso e non riteneva valesse la pena lasciare alcuna informazione sulle sue scoperte ad altri suoi simili. 

In ogni caso, Antonini scelse, per motivi ignoti, di fare un salto in un anonimo 3 ottobre 1245, in un borghetto a pochi chilometri da Bologna. Arrivato, fu accolto senza troppa sorpresa dagli abitanti del luogo, che lo considerarono un viandante come tanti, forse più bizzarro e mal vestito di altri viaggiatori, ma comunque non abbastanza strano da poter squassare la disperata e tenace necessità di sopravvivere delle persone dell’epoca. Nel primo giorno riuscì a inviare alcune note nel suo studio collocato ai tempi moderni, sottolineando appunto la mancanza di sorpresa dei contadini del luogo e il raccapricciante sapore della zuppa che gli avevano offerto. Poté dire poco altro, perché il giorno dopo si ammalò di una dissenteria fulminante, dato che i propri anticorpi, abituati agli agenti infettanti di quasi 800 anni dopo, si trovarono completamente incapaci di gestire i mostri microscopici con i quali entrarono a contatto durante quel breve viaggio. Morto in pochi giorni, fu sepolto in una fossa comune fuori dalle mura del paese. L’inventore della macchina del tempo fu quindi presto dimenticato dal genere umano, come del resto è successo a tutti i suoi simili dell’epoca che visitò e, prima o poi, sempre succederà alle persone di qualsiasi epoca precedente o successiva.

In copertina: “I mangiatori di patate” – Vincent Van Gogh

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