La ragazza aveva raccontato quello che le era accaduto, nel modo più chiaro e preciso possibile. Si era ripromessa di non piangere, ed era fiera di essere riuscita a trattenere le lacrime.
Il maresciallo l’aveva ascoltata con professionalità, girato di tre quarti sulla scrivania, battendo sulla tastiera quanto gli veniva riferito. Non aveva ancora detto una parola, ma si era limitato ad annuire di quando in quando, per mostrare che stava seguendo il discorso.
Quando la ragazza si fermò, e fu chiaro che aspettasse che l’uomo facesse o dicesse qualcosa, lui si girò, fissandola con uno sguardo quasi divertito.
“La conosce la storia della gallina che va in tribunale?”
La domanda era talmente inaspettata che provocò un momento di confusione nella ragazza la quale, non sapendo cosa fare, rispose solo con un lieve cenno negativo del capo.
“Lasci che gliela racconti. C’era una volta una gallina che tutte le notti deponeva un uovo. Prima però che il contadino arrivasse a raccoglierlo, ogni mattina una volpe entrava nel pollaio e glielo rubava. La volpe era furba e, per non venire scoperta, prendeva solo il suo uovo, motivo per cui le sue compagne ovaiole non le avevano mai creduto.
Un giorno la gallina decise di averne avuto abbastanza e riuscì a portare la volpe in tribunale. Non riuscì però a ottenere giustizia perché il giudice, che era una faina, assolse la volpe indicando come non ci fossero prove dell’esistenza delle uova, e quindi neanche dei furti della volpe. Il giudice le disse comunque che, se mai avesse fatto un uovo, avrebbe dovuto stare molto attenta se non voleva che qualcuno glielo fregasse, perché tutti sapevano che era nella natura di alcuni animali rubare le uova e per loro era molto difficile resistere.
Ecco, fine della storia”. Il carabiniere girò di nuovo verso il computer, ma continuò a parlare. “Ricevo donne come lei ogni giorno signora, mi creda. Lasci perdere, non riceverà giustizia. Semplicemente le conviene tenere più al sicuro le sue uova.”
La ragazza non rispose e si limitò ad alzarsi dirigendosi verso la porta. Prima però di uscire si girò e disse: “È una bella storia maresciallo, ma si è scordato di citare il personaggio del cane, che dovrebbe fare la guardia, ma che alla fine non è tanto diverso dalla volpe e dalla faina.”