Allora, non vi starò a fare la solita tiritera sul rapimento degli alieni, ma vi giuro che è successo. E no, non mi hanno infilato nulla nei vari orifizi, sono stati gentilissimi. Beh, anche se non mi credete ve la devo raccontare.
Mi hanno prelevato da casa mentre dormivo, con fascio di luce e tutto, ovviamente di notte, se no avrei almeno avuto qualche testimone, cazzo. Mi portano quindi in questa stanza buia di dimensione indefinita. Sarà stata trenta metri quadrati, o di più. Insomma, non vedevo molto bene perché era illuminato male. Magari era più grande, magari più piccola. Ma in ogni caso è irrilevante, ve lo dico solo perché in genere ci si eccita molto per tutto ciò che è alieno, e oltre alla poltrona su cui ero seduto, simile a quella di un dentista, non riuscivo a distinguere quasi nulla.
Beh, questi quattro alieni alti e sottilissimi, con i corpi tutti molli che ogni tanto buttavano fuori una specie di braccio, una protuberanza insomma, se ne stavano lì e mi comunicavano le cose con la telepatia. Perché sì cazzo, non avevano la bocca ma io sentivo nella testa le loro parole. Non so come facessero a sapere la nostra lingua, ma saranno affari loro, magari avevano un traduttore simultaneo, che so. Del resto se ce lo abbiamo noi un traduttore simultaneo, magari non telepatico, ma ci andiamo vicino, non vedo perché non debbano avere una tecnologia simile anche loro. Si dice sempre che gli alieni sono più avanti, no?
Quindi ero lì con questi quattro alieni davanti e mi sento dire in testa: “Questo cos’è?” e avevano in mano un cavatappi. Io gli dico, cioè, penso: “Un cavatappi”, e loro emettono un suono tipo lo scarico che si sgorga dopo che ci versi dentro il Mastro Lindo. Credo fossero felici. Non so perché proprio un cavatappi, ma avevano in mano, cioè sulle protuberanze che avevano fatto uscire dal corpo molliccio, un cavatappi, di quelli che paiono una donna con la gonna che alza le braccia e quando lo fa sembra che abbia i peli sotto le ascelle; non che ci sia nulla di male ad avere i peli sotto le ascelle, ma a me è quello che è sempre sembrato. Quindi mi chiedono: “A cosa serve il vostro cavatappi?” e intanto se lo passano e rigirano tra le protuberanze, alzando e abbassando le braccia della donna-cavatappi facendo comparire e scomparire i peli sotto le ascelle. Io rispondo che naturalmente serve a cavare i tappi, a stappare le bottiglie, ma ovviamente commetto un grosso errore perché non hanno idea di cosa sia una bottiglia e del perché questa debba essere stappata. Quindi mi chiedono cosa sia una bottiglia e io gli dico che è un oggetto che si usa per contenere del liquido, e che alcune bottiglie hanno un tappo che va tolto con il cavatappi per poter bere il liquido che c’è dentro. Mentre parlo so già che sto prendendo una via infinita, perché di sicuro non hanno idea di cosa sia un tappo, o di cosa sia il sughero, e cosa sia la corteccia, un albero, eccetera. Insomma, rischio di stare sulla sedia da dentista per due giorni se mi metto a spiegare le cose fatte bene, quindi quando mi chiedono cosa sia un tappo gli dico: “Un tappo è il senso della vita”.
Non posso dirvi “Avreste dovuto vedere le loro facce” perché non avevano facce, ma la sensazione è stata quella di averli mandati in completo visibilio. Hanno tirato fuori che so, tipo dieci protuberanze a testa iniziando a dimenarle nell’aria, che poi magari in linguaggio alieno era un gesto di terrore, ma la sensazione che mi hanno dato telepaticamente era tipo di un enorme orgasmo, non so se mi spiego.
Poi niente, come sono arrivati se ne sono andati. Probabilmente cercavano davvero il senso della vita. Fatto sta che mi hanno fatto scendere dalla poltrona da dentista e mi hanno riportato a casa che era quasi l’alba, senza dire una parola in più. Saranno stati soddisfatti. Io quindi mi sono fatto un caffè e sono venuto qui a raccontarvi, ma so che tanto non mi credete. Però non me ne frega un cazzo, a me fa solo ridere che magari ora da qualche parte nello spazio ci sono quattro alieni deficienti che mettono su una religione basata su tappi e cavatappi, ed è tutto merito mio.
In copertina: “In My Bedroom” – David Huggins