Il signor Me Medesimo

“Sto cercando il mio orologio”.

“Certo. Mi dice il suo nome per favore?”. Non le sembrava di averlo mai visto quel signore, ma chissà, tra tanti clienti.

“Me Medesimo”.

“Mi scusi”.

“Me Medesimo”.

“Ho capito, ma avrei bisogno del suo nome per trovare l’orologio”.

“Gliel’ho detto, il mio nome è Me Medesimo. Signor Me Medesimo se preferisce”. Questa era bella. Era meglio prendere tempo.

“Un attimo che vado a controllare e a chiamare mio padre”.

“Grazie molte”. Lo strano uomo cominciò a lisciarsi i baffi compiaciuto per essere riuscito finalmente a farsi capire.

Per la ragazza era stata una lunga giornata.

Sulla sua vecchia poltrona, il padre russava rumorosamente.

“Papà, sveglia”.

Svolazzamento di velopendulo, catarro che gorgoglia. “Ladri!! ladri!! Mi vogliono derubare… Ehm ehm dimmi cocca dimmi. Avevi bisogno di me?”. Le sue pupille stavano visibilmente facendo una gran fatica a ritrovare il fuoco sulla stanza. Ormai il vecchio perdeva sempre più colpi.

“Ho di là un signore un po’ particolare. Dice di chiamarsi Me Medesimo. Cerca un orologio. Tu sai niente?”.

“Hai perso il tuo orologio cocca?”.

“Non il mio, l’orologio di un certo Medesimo”.

“Ah, capisco, no, mai conosciuto un Medesimo in vita mia, un Metrangelo al massimo. Aveva un bruttissimo carattere. Due spalle larghe come San Pietro, ma un pessimo carattere ti dico, sopratutto se lo contraddicevi riguardo al partito. Una volta al vecchio bar…”.

Avrebbe fatto da sola.

Nei biglietti delle riparazioni o delle prenotazioni non c’era traccia del nuovo cliente. Meglio riprovarci.

“Mi scusi, non ho trovato nulla riguardo al suo orologio. Era in riparazione? Può dirmi quando lo ha portato”.

“Mai. Non l’ho mai avuto”.

“Come scusi?”.

“Dico, il mio orologio, non l’ho mai avuto. Non l’ho ancora trovato. Sono anni che lo cerco. Ma il mio orologio non l’ho ancora trovato”.

“Ma se non lo ha mai comprato come farà a sapere che è il suo orologio?”. Se la giornata era stata lunga, la serata lo sarebbe stata ancora di più.

“Vede Signora, quando lo vedrò, lo capirò”. Pronunciando queste parole si drizzò sui tacchi.  Quel tipo sembrava uscito direttamente da un racconto di fine ottocento. Vestito a giacca con pantaloni di tweed, tuba, bastone con pomello d’argento, e due lunghi baffi ricciuti che per poco non gli toccavano le orecchie.

Respiro profondo. “Mi dica, ha qualche segno particolare il suo orologio?”.

“Certo, ne ha uno particolarissimo: rimane sempre indietro”.

Non c’erano speranze. Aveva creduto un attimo che un cinturino di pelle di struzzo sarebbe stato abbastanza per quel tizio, ma era stata troppo ottimista.

Provò il tutto e per tutto. “Magari possiamo mettere indietro uno degli orologi che vede qui in vetrina”.

“No, no. Non sarebbe la stessa cosa. A me serve un orologio che rimanga indietro per scelta. Mi dica, non ha per caso tra i suoi orologi uno che non riesce in alcun modo a riparare? Che rimane sempre, inesorabilmente, indietro, anche a fronte dei più accurati ed esperti interventi? Io cerco un orologio simile. Se poi fosse d’oro con una bella catena ad anelli fini sarebbe assolutamente perfetto”.

Questa era, in assoluto, la cosa più strana che avesse mai sentito.

Anche se, in effetti, a pensarci bene, un orologio particolarmente difficile lo aveva. Ci aveva lavorato sopra qualche mese prima. Non era d’oro, ma era molto vecchio. E non c’era verso di ripararlo.

Nel laboratorio regnava il caos, ma lei si ricordava di averlo messo nel cassetto in alto a destra. Andrò a cercarlo: era effettivamente lì. Era un vecchio orologio d’ottone da polso, automatico e con il cinturino di pelle marrone. Probabilmente un semplice orologio rotto, che non riusciva a tenere il tempo. Lo portò sul bancone.

Il signor Medesimo lo prese in mano, lo fissò, se lo portò vicino all’orecchio ed annuì soddisfatto. “E’ lui! Lo compro. Dica la cifra che vuole”.

“Mmh, cinquanta euro?”.

“Benissimo”. Tirò fuori un portacarte di pelle e appoggiò i soldi con un gesto svolazzante sul legno di fronte a lei. “Grazie allora. E arrivederci”. Si toccò il cilindro con un leggero inchino, si girò e fece per andarsene.

Per un motivo a lei ignoto sentì l’impulso di fermarlo prima che sparisse oltre la soglia.

“Perché?”. Dalla porta entrò una folata di aria fredda. “Perché vuole un orologio sempre in ritardo?”.

Il signor Medesimo rimase un attimo immobile. Il cappotto aperto gli ondeggiava sulla schiena. Si girò di tre quarti e si schiarì la gola mentre un sorriso furbo gli spuntò sotto i baffi.

“Vede, mi piace vivere nel passato. Almeno, da lì, so cosa aspettarmi”.

Poi uscì, tenendosi stretto i cappello per evitare che fosse portato via dal vento.

 

In copertina: Man in a Bowler Hat by Rene Magritte

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