Blu Barry

Galoppa per le corsie, saltellando e rimbalzando da una parte all’altra contro quello che incontra, come una pallina idiota e impazzita. Non controlla le gambe, perché tra le cosce tiene un pony di plastica che gli impedisce di muovere adeguatamente le articolazioni delle anche, costringendolo ad avanzare a piedi larghi. In faccia, un boa di pelo azzurro gli sbatte sul naso, andando a sollazzargli il velopendulo ogni qualvolta gli finisce in bocca. Si guarda alle spalle, vedendo i due uomini della sicurezza che gli arrancano dietro, sbattendo contro i clienti ed inciampando contro la merce. Ogni tanto uno degli oggetti che si è caricato addosso gli sfugge, cascando per terra e intralciando ancora di più i due poveri uomini che cercano di catturarlo. Compie una curva, facendo leva sul pony e utilizzando un grosso peluche a forma di delfino come sponda. I grossi occhiali da sole gli impediscono di vedere adeguatamente di fronte a lui, ma lui si fa trasportare dal flusso e corre rimbalzando e cascando e sbattendo e afferrando e mollando ma sempre, comunque, correndo; e per ogni cosa che lascia cadere per terra ne riprende due, mentre avanza nelle corsie spaventando i clienti.

Oggi si è svegliato così. Ha aperto gli occhi e ha deciso che avrebbe afferrato tutte le cose blu che avrebbe incontrato. E quindi il pony, il delfino, il boa di pelo, gli occhiali dalla montatura con la bandiera americana, il pigiama con le onde, il cappello con la velina di una distinta signora che faceva colazione in pasticceria, un paio di scarpe con il tacco di vernice azzurra, un colapasta – che ora gli rimbalza sul cranio ad ogni passo –, un libro di poesie, un cespo di cavolo verza viola che però sembra un po’ blu, uno scatolone e una macchina. Sì, lungo la strada ha provato anche a sollevare una macchina blu incrociata poco prima di entrare nel supermercato. L’aveva guardata a fondo, e dopo una breve riflessione aveva deciso che era proprio blu e quindi avrebbe dovuto portarsela dieto. E quindi c’era andato sotto, facendo leva sulle cosce – che all’epoca erano ancora libere dal pony –, stringendo i denti e gonfiando i muscoli; ma non c’era stato verso, e ora sarebbe ancora lì a cercare di tirarsi dietro una macchina se non avesse visto la vecchietta con il cappello con la velina, ed essendo anche quello di un tenue color fiordaliso, aveva deciso che poteva farla franca, perché avrebbe comunque potuto rispettare il suo proposito di afferrare ogni cosa blu che avesse incontrato sul suo percorso, evitando anche di rimane incastrato sotto la macchina, che per altro in quel momento stava partendo con il proprietario che gli inveiva dal finestrino e quindi: via a prendere il cappello!

Barry è un maestro del flusso: dalla mattina alla sera si fa trasportare dalla scarica intermittente dentro la sua testa che collega insieme particolari casuali e gli dice cosa fare, senza sintassi, senza pause, senza fermi. Le scariche costruiscono un pensiero dietro l’altro, danno un comando ai muscoli dietro l’altro, e lui esegue ogni istruzione senza chiedersi perché, trasportato da quell’onda interna. Ma un vero maestro del flusso sa che l’onda non è solo interna, perché spesso più che interna è un’onda esterna, ad esempio ora non è una sua decisione quella di girare verso destra, ma ha sbattuto contro un carrello, finendoci dentro e il signore che lo guidava si è spaventato e quindi ha spinto il carrello lontano e lui ora è sul carrello che è andato a sbattere contro una colonna di sbieco e lo ha fatto girare verso destra.

Emergendo da dentro il carrello pensa: “Questo carrello è pieno di Barry” ed in effetti non è un pensiero del tutto sbagliato, perché il carrello è davvero pieno di Barry e delle cose rubate – ma rubate è un termine forte meglio dire “prese” – da Barry. E visto che le cose prese da Barry sono tutte blu, lui pensa anche: “Questo carrello è pieno di cose blu e di Barry” e le scariche nella sua testa gli dicono: “Blueberry” e quindi gli viene da pensare di voler mangiare dei mirtilli – che poi sono blu e visto che sono blu per oggi vanno bene – e quindi salta giù dal carrello e si mette a correre verso il reparto frutta, con ancora i due disgraziati che lo cercano, ma che ormai lo hanno perso di vista. Poi lui, vedendo i mirtilli, si mette a mangiare i mirtilli e mentre mangia i mirtilli pensa: “Sono un mirtillo” e quindi cerca di entrare tra gli scaffali della frutta infilando la testa sopra i cestini di mirtilli che gli si spiaccicano in faccia e gli pitturarono pelle di blu. I due uomini della sicurezza lo trovano mentre con le gambe compie piccoli saltelli nel tentativo di darsi la spinta per incastrarsi ancora meglio nello scaffale dei mirtilli, circondato da tutte le sue cose blu. Lui li vede arrivare, ma non se ne cura un gran ché, perché pensa: “Mica possono mettere in galera un mirtillo, al massimo un mirtillo lo mettono su una torta, o nello yogurt.” E pensa che anche lo yogurt che gli dava sempre sua nonna a merenda era blu e forse era uno yogurt ai mirtilli, ma Barry non ne era sicuro perché la nonna non gli diceva mai: “Tieni, mangia questo yogurt ai mirtilli”; gli diceva solo: “Mangia che questo ti piace, l’ho preparato io e ci ho messo dentro un ingrediente segreto solo per te.” E non gli voleva mai dire quale fosse l’ingrediente segreto, ma faceva bene, se no non sarebbe stato un ingrediente segreto, anche se ora Barry gli viene in mente che l’ingrediente segreto potesse essere succo di mirtilli. Ma Barry non mangia più yogurt blu da un po’ perché gli yogurt che danno alla ‘Casa’ sono bianchi e a lui non piacciono perché gli strizzano le papille gustative e non hanno l’ingrediente segreto di sua nonna, perché sua nonna è morta e si è portata l’ingrediente segreto “nella tomba”, che è come si dice quando una persona è morta. E visto che la nonna di Barry è

morta, sono tanti mesi che non la vede e a lui manca sua nonna e gli ingredienti segreti blu degli yogurt di sua nonna. Barry pensa che vorrebbe essere con sua nonna e non alla ‘Casa’ e visto che sua nonna è morta, ora le scariche nella sua testa gli dicono: “Sei morto!”, perché vorrebbe essere con sua nonna e lui smette di fare i saltelli con le gambe e si lascia scivolare a terra. I due uomini della sicurezza si trovano davanti un uomo con la faccia impiastricciata dal succo blu dei mirtilli, circondato da un pony blu, un boa di pelo blu, uno scolapasta – che mentre Barry cercava di infilare la testa tra i mirtilli gli era scivolato a qualche passo di distanza – un paio di occhiali con la bandiera americana – che gli sono rimasti storti sul naso – un cappello, un pigiama con le onde, un paio di scarpe con il tacco di vernice azzurra, un libro di poesie, un cespo di cavolo verza viola che però sembra un po’ blu, uno scatolone blu e le labbra che cominciavano a diventare blu. Perché i morti non respirano e Barry, visto che è morto, non deve respirare e sta cercando quindi, giustamente, di trattenere il fiato, tanto che le labbra gli sono diventate blu. I due poveri uomini della sicurezza, con le mani sulle ginocchia per la gran corsa, non sanno cosa fare e, ripreso il fiato, provano a sollevare l’uomo blu, ma visto che Barry è morto non può collaborare con i loro tentativi di sollevarlo, e loro sono già stanchi e quindi lo lasciano di nuovo cadere per terra. Poi uno si accorge che forse le labbra non sono blu per i mirtilli ma perché Barry non respira e quindi gli salta addosso e gli apre la bocca e la bocca di Barry fa uscire uno sfiato fortissimo, sputacchiando mirtilli e saliva addosso al pover’uomo.

E le scariche dentro la testa di Barry gli dicono: “Sei vivo!”. Ma Barry pesa: “Come si fa ad essere vivi?” E non lo sa, perché non gli è mai capitato che le scariche gli dicessero: “Sei vivo!” e quindi rimane immobile mentre cerca confuso di capire come si fa ad essere vivi. Pensa: “È molto più facile essere un mirtillo che essere vivi”, ma ora le scariche gli hanno detto: “Sei vivo!” e quindi deve cercare di essere vivo e non un mirtillo.

Mentre i due uomini della sicurezza lo prendono sotto braccio e uno dei due dice dentro un telefono: “Sì, salve, ci serve un’ambulanza al supermercato di via Taddei”, Barry continua a pensare, cercando di capire come si fa ad essere vivi, e, mentre pensa, si fa accompagnare dai due uomini nella sala sul retro.

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