I rampicanti

Camminavo immerso in un lieve respiro di nebbia permeabile ai miei passi. Addosso, i vestiti mi incidevano in ogni punto in cui entravano in contatto con la pelle. Del sole non ci sarebbe stata traccia ancora per molte ore, e forse, non sarebbe sorto mai più. L’asfalto era duro contro le suole, e i piedi soffrivano, grattati dentro le scarpe troppo strette.

Feci cadere il cappotto e lasciai la cintura sui miei passi a serpeggiare dietro di me, nella speranza che prendesse vita e scomparisse tra gli arbusti bassi che un tempo ricoprivano quel terreno. Eliminai i pantaloni e la maglietta. I lacci delle calzature si slegarono da soli, rimanendo abbandonati alle onde del mio incidere.

Continuai a procedere. Perle di condensa mi si formarono sui peli del corpo, sbiancandoli. Cercavo di divincolarmi da quel terreno scuro che mi teneva incollato a terra, provando a spiccare piccoli salti tesi. Il vento mi portò in un parco e mi ci feci guidare dentro dai fili d’erba lunga e dai rampicanti che mi si attorcigliarono alle caviglie. Più mi perdevo tra le zolle di terra, risucchiando ad ogni passo uno schizzo di fango e foglie, più venivo risucchiato.

Mi abbandonai infine al suolo, lasciando confluire l’acqua che mi ricopriva con il più vasto dedalo di ruscelli che permeavano la vita della vegetazione.

E in un singhiozzo di fango, le lunghe braccia delle piante mi accompagnarono in giù, mentre la terra mi inghiottiva in un sorriso.

The creepers

I was walking absorbed in a faint mist permeable to my steps. The clothes I wore carved my skin where they touched my body, and the asphalt beat my soles; my feet suffered, trapped in shoes too tight. The sun wouldn’t appear for many hours; maybe it would have never risen again. 

I let my coat slip to the ground and I left my belt snaking behind me, hoping it would come alive, disappearing into low bushes that once covered that same ground. I took off my shirt and trousers. My shoelaces untied themselves, remaining abandoned to the waves of my steps.

I kept going. Water drops formed on my hair, which seemed to turn white. With small jumps, I tried to wriggle free from the dark ground that relentlessly kept me glued to the earth. 

The wind forcibly brought me to a park and long creepers guided me inside, twining around my ankles, climbing my legs. The more I got lost into the fields, gulping down dirt and leaves with every steps, the more I got sucked in.

I surrendered to the ground, letting the water on my skin be free to merge with the maze of streams that permeated the vegetation.

And in a sob of mud, the plants’ long arms guided me down, the ground swallowed my body with a smile.

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