Il bonsai è uno stronzo

Mi dicono che con le piante ci si deve parlare, anche se non so veramente cosa dirti. In realtà mi hanno riferito di questa usanza per le piante da fiore, e non sono sicuro se faccia bene anche ai cactus. Mi sembrate piante diverse, più silenziose e solitarie. Saranno le spine, ma mi avete sempre dato l’idea che vogliate farvi i cazzi vostri. Magari però è solo un’impressione, e anche voi avete bisogno di contatto nonostante gli aculei; del resto non è molto diverso per molti umani che conosco. 
Ti chiederei del tuo paese di origine ma sarebbe una domanda estremamente razzista, dato che tu sei nata in Italia. Ti avranno coltivata in serra, e della sabbia del deserto americano, del sole a picco e delle notti freddissime, probabilmente non ne hai mai sentito parlare. Potrei raccontarti qualcosa io a riguardo, ma non ne so quasi nulla; se vuoi mi informo per i prossimi giorni, così impariamo insieme.
Mi fa piacere tu stia buttando fuori nuove gemme, si vede che stai bene. Ho studiato accuratamente la posizione in cui metterti, che fosse luminosa, ma non al sole diretto, non troppo di passaggio per evitare di prenderti contro, ma neanche nascosta da essere dimenticata. Volevo poi vedessi l’esterno. Non hai occhi, ma secondo me lo senti il fuori, dove c’è più vita. Ho l’idea che negli appartamenti l’aria sia in un qualche modo finta e che non circoli davvero l’energia che serve per sopravvivere. Mi pare di sentirlo anche a me sulla pelle, che se sto troppo al chiuso quasi mi manca l’ossigeno – non quello che entra nei polmoni, l’ossigeno che si assorbe dai pori. Quindi ogni tanto ti sentirai spostare: quello sono io che ti porto in balcone, così ti fai un bagno di sole vero e di energia nuova, per ricaricarti un po’. Magari vengo con te.
Purtroppo la mensola che ti ho scelto è molto piccola e non ci stanno altre tue simili. Ho pensato quindi che ogni tanto potrei spostarti vicino alle altre piante di casa, così da scambiare due chiacchiere. Non dal bonsai però, quello è stronzo, te lo dico io. Basta guardarlo storto che perde metà delle foglie. Vive bene dentro la sua campana di vetro, credendosi indipendente; io lo lascio lì, chiuso nel suo mondo. In quello spazio ristretto si sentirà l’albero più grande e rigoglioso dell’universo, senza rendersi conto che il suo universo è un uovo di vetro di trenta centimetri. Ma se piace a lui… del resto non fa male a nessuno, possiamo anche lasciarglielo credere. 
Potrei metterti di fianco all’edera. Lei cresce bene. Un po’ invadente in realtà, ma credo sia una tipa terra a terra, che per voi piante credo sia un aspetto molto importante… Sì, scusami la cazzata, non ho resistito. In ogni caso tieni solo d’occhio i suoi rami, tende ad allungare le mani e non vorrei trovarti asfissiato nel suo abbraccio. Anche la monstera è socievole, un po’ vanesia con i suoi rami ondeggianti, ma è una pianta con esperienza. Le ho già fatto cambiare quattro case e ha sempre retto benissimo il colpo. E’ una tipa solida che non si fa squassare da nulla. Potrebbe essere giusta per confidarsi nei tempi difficili, a patto da non farsi soffocare dal confronto; tu sei un cactus, fatto per resistere nella carenza, lei una pianta tropicale un po’ arraffona, che sfrutta tutte le risorse a sua disposizione per invadere ogni spazio disponibile. Siete diverse, sarebbe un peccato se volessi fare paragoni. 
In ogni caso cactus, spero ti troverai bene. Non ti nascondo che non sei il primo; ho avuto altri tuoi fratelli e non sempre è andata come avrei voluto. Alcuni li ho annegati con troppa acqua, altri sono morti di sete, altri ancora sono stati gettati a terra dal gatto e un paio si sono semplicemente spenti senza che potessi farci nulla. Imparo però dall’esperienza, e ormai ho capito che non siete tutti uguali. Spero di capire come sei, e che troveremo tempo di parlare ancora. Ora vado dall’ulivo, che dà molte olive ma richiede anche molte attenzioni e se non lo saluto almeno una volta al giorno va a finire che quest’anno non riesco a fare l’olio. Ma in fondo credo sia giusto, più si vuole ricevere, più bisogna dare, anche se noi umani con voi piante ce lo dimentichiamo spesso. 

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