Teste d’uovo

Rovine della città. Cerco tra le macerie residui sepolti di bombe inesplose. Le chiamano teste d’uovo: proiettili di gas giallo dal fetore pungente di una guerra lontana – semi di morte, piantati nel corpo della città diroccata, che daranno nuovi fiori e nuovi frutti, uccidendo altra gente. La maschera perde, e l’aria che entra fa bruciare gli occhi. Il rilevatore mi dice: “È lì, inizia a scavare”. Sposto macerie e mi si apre davanti l’entrata di una stanza nascosta. Scendo nel buio con un fascio di luce che illumina oggetti passati, rimasti immobili per interi decenni. Una figura in un angolo. Il terrore mi serra la gola. Cado, mi rannicchio brandendo la torcia come fosse pronta a sparare. Chi mai vive qui sotto sepolto per tutti questi anni? La danza della polvere alzata dai miei movimenti convulsi mi fa prima da scudo, poi si placa e mi permette di nuovo la vista. E’ solo un cadavere, pietrificato in un ultimo gesto. 

Una donna. Al suo fianco raccolgo il proiettile che mi aveva chiamato fin lì. Ma lei cosa stava facendo? È seduta composta al suo tavolo, tra le mani fogli di carta. Li sfilo, urtando per sbaglio il corpo mummificato: la donna cade per terra e quasi si polverizza all’impatto col suolo. Scappo d’impulso e riemergo dalle macerie pervaso dal sentimento di avere violato qualcosa di sacro. Torno alla luce. 

Mi allontano fuori città, diretto alle montagne dove l’aria è più pura. Le rovine sono sotto i miei piedi, immobili e morte come un lago di roccia. Tra le mani ho ancora quei pezzi di carta. Li sfoglio, aspettandomi l’addio di una persona che sa di essere vicina alla fine, eppure non è di questo che stava scrivendo. C’è un’amazzone, animali mostruosi, castelli bellissimi, alberi che diventano vivi. Tra tutte quelle parole non si avvertono bombe, le esplosioni che la donna di sicuro sentiva, o le urla della gente in allarme. Ci sono canzoni, il rumore del vento, il sussurro di due amanti nel letto. 

Leggo e rileggo. È rimasto a metà. Alzo lo sguardo e la città desolata che mi si apre davanti diventa, ai miei occhi, un poco più viva.

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